Testi di Alessandro D'Agostini
tratti alla silloge "Ultimatum" di prossima pubblicazione.


 

Tu ora che appartieni alle profondità. 24-08-2006

 

 

- I -

 

Tu ora che appartieni alle profondità

di un ricordo muto, muta sembri chiamarmi

baluginando ai sogni ultimi.

 

La pena è

                 non aver serbato

- affiorato dalla ghiaia

della prima risacca - quel sasso

dal profilo umano,

ma duro e dolce

che ti somigliava.

 

Il rimorso è

                  l’averti colta, tenuta fra le mani

e gettata lontano in un gioco ragazzo

in tre balzi magici a pelo sull’acqua.

 

- II -

 

In ascolto, più di quanto allora t’ascoltai

mi pare d’udirti nel gaio riso di un tonfo

al mare, al litorale laziale.

 

 Se sei tu a chiamarmi dalle profondità,

indicami il dove, il come, il possibile.

E se sei in me soltanto: pietra levigata

gettata negli abissi, lascia che le correnti

disperdano il tuo ricordo minerale

o ne cambino forma in levigata sabbia

indistinta, nel fondale.

 

 
 

Camerino di prova.      2/07/2007

 

 

Se fosse solo lo spartiacque

e non la fine,

sarebbe solo il passaggio

varcato il quale

la vita continuerebbe

in modo altro,

in altre forme.

 

Sarebbe la porta del “camerino”

in cui entrare svelti

per alleggerirsi del vecchio corpo,

indossare le spoglie nuove

che si usano aldilà.

 

 L’unico cruccio sarebbe

sperare in un buon sarto

che ci cucisse subito sull’anima

l’abito all’ultima moda,

da indossare in quel posto sconosciuto

dove s’afferma pur si viva

        e più non s’abbia corpo.

 

 Alla prova

ci guarderemo soddisfatti allo specchio:

eleganti e leggeri,

rivolgendoci un attimo a guardare,

con compatimento e senza nostalgia,

il gravame fisico dei vecchi abiti

e le loro membra

e l’aere denso ove resteranno

prigioni e inerti

prima del balzo.

 

 
 

Alle mie racchione. (Probabilmente fine 2004)

 

 

Mie racchione!

Vi ho inseguite di notte

quando la nebbia del desiderio

celava fianchi slombati.

 

Ho munto dai vostri cuori

come dai vostri seni enormi

un latte necessario

al pozzo prosciugato dell’anima.

 

Ho bisogno dei vostri ampi culi

dove col giorno che muore molle

-rossastro del sangue affiorato-

la frenesia illude la morte.

 

Vi cerco guidato dalla luna

dai campi alla città,

ove dormite forse sogni lascivi

tradendo i ricordi d’amore.

 

I vostri visi,

germogli di gioventù sgraziata

ancora chiamano qualche sorriso,

ma perché spavalde pure vi negate?

 

Cosa vi credete!?

La mia anima passeggera

giungerà presto

all’alveo caldo d’altri porti!

 

Un consiglio:

finché c’è richiesta fottete.

E fatelo spesso.

 

 
 

Visione alla sera (che muore).18-08-2006

 

 

La cambierò adesso, la vita.

La cambierò adesso la vita se saprò cambiare.

La cambierò adesso la vita in un cambio di stagioni.

E se non cambio adesso, adesso non saprò rivolgermi verso nord,

il nord della vita, mentre il verso mi si gonfia.

 

E mi si gonfia, come il rigagnolo

che compongono mie lacrime d’aspettazione,

come rigagnolo insanguinato bramante la polla, finale:

ove tutto sia raccolto: fra ciuffi si faccia vermiglio sogno.

E se vermiglio stagno è lo specchio ultimo d’aspettazione

riluce - ora - nei pensieri illanguiditi a sera, ma precisi.

 

Non so se il frusto pianto abbia, reiterato, potere.

Non so se abbia potere il pianto frusto, come del fusto,

di radicarsi, di divenire legno, non so se labbra d’amore

abbiano disposto il loro bacio, a suggere salato.

So saltare questa miseria con un pié solo, col sonno,

che anticipa il negro sonno.

 

Se salta il pié il giorno, col pieno sonno,

se lacrima d’illanguidito giorno; non è raccolta

d’amoroso labbro e se la capriola del vento

irride questa durezza radicata, di suo  (di proprietario)

ha il solo rantolo, d’una visione. Alla sera.

 

 
 

Andrea. lunedì 2 otobre 2006

 

 

A te piace essere stremato

a sera: assente.

Assente della voglia di riposo:

a sera distante.

 

E affondi, quando

t’attardi verso l’alba

(stremato e vittorioso),

il tuo artiglio

nel plenilunio agonizzante-

 

Luna ferina, braccata da presso,

dalla ferita morrà presto

ingorgata alle fauci

tingendosi di sangue bollente di sole.

 

E tu nei cunicoli…

E tu nel rimbombo

dei cunicoli

della città

pietrificata

celerai il tuo

reato al mondo

in una oscurità

privato d’un'altra

                                   notte.

 

 
 

Consecutio d’Amore – Agosto 2006

 

 

se non m’ami

            amami almeno i versi

 

e se non m’ami i versi

            non amarmi

 

 
 

Menzogna’l dire.  - Agosto 2006

 

 

<< Ti dico

                  che t’amo

      perché

                  giammai t’amo

      perché

                  - se t’amassi -

                                          t’amerei >>.

 

 
 

Epigrafe.

 

Ho data tutta la mia presenza

per documentare la mia scomparsa.

 

 

<<Copywrite of Young Action Poets' Moviment>>