Presagio cupo

Senza remore
e con naturalezza
di me usano e abusano.
La mia dignitą sanguina ferita.
Irretita la volontą di rivolta.

Strascico il mio corpo prono
all'altrui giogo
a capo perennemente chino.

Calcificata la postura del collo,
unidirezionale lo sguardo:
terra e passi fino alle ginocchia...

Chiudendomi in una 'turca'
godo come della protezione
della propria casa, famiglia, madre...
sensazioni sopite da tempo
e ridestate ora nella concentrazione solitaria.

Ben poco l'angoscia si rilascia!
L'ombra, poi dalla fessura scarponi, silenzio,/
colpi,
scalpiccio; silenzio...
<<oc... cupato>> alfine flebile timorosa risposta.
<<presto! Forza!>> Arresto del pensiero,/
del respiro
dell'atto pretestuoso dell'orinare...
............................

Calcificata la postura del collo.
<<quanto ci hai messo!?>>
Unidirezionale lo sguardo.
<<che fai non esci!? guarda che ti piscio in bocca!>>
... pavimento, chiazze di liquido giallo, peli...
scarponi pesanti... fino... alle caviglie.
Pił basso, pił basso, ancora?

Accresciuto dolore in un cupo presagio:
un giorno non oltre le mie scarpe.