(Ho fatto di necessità verso)
PANEGIRICO=ATTESA.
Non senza profitto
io m'applico al verso.
Ho freddo
e ho
fame
e una foglia di quiete,
inspiegabile
palpita sul selciato-
e la quiete è infranta,
ridondante è il corpo
s'agita l'inesplicabile, un gesto
di una foglia che s'invola e ricade;
tracciato chiaramente il pane della provvidenza
la redenzione d'un pane in un gesto, d'una foglia
redenta e ridivenuta capace della fotosintesi
in una foglia
il gesto
blasfemia in un affamato, empietà d'un povero,
la scrittura
proficuo ridivenire ominide, anfibio, pesce, pianta, cellula,
nulla scientifico o primordiale brodo, nulla teologico
prima della spartizione, prima della foglia, l'esitazione, il
silenzio,
il pensiero, il pensiero del pane, il pane del pensiero
un paniere vuoto:
le necessità, ho freddo e ho fame e m'applico al verso non
benda,
punto di sutura,
legna da ardere per scaldarsi, e nel verseggiare traduco il mio
tempo
mi dicono altrimenti salariato, altrettanto salato?
traduco la foglia, la parola, la soglia sull'uscio del futuro-
il tempo
e
la fame
e
il freddo
e la quiete
non riscoperta dal riposo, in una foglia
portatrice di beffe affrettate di vento,
la foglia dal vento ricade
nel tempo del profitto
e attendo il pane,
la legna da ardere
un albero dombra
riconosciuta funzione,
poeta
e m'applico
e aspetto
e aspetto
e aspetto
ma non m'è, non mi sarà possibile altrimenti
nello spazio di vita
concesso,
la foglia ed il pane
di freddo, di verso
il pane dei versi?