VIETATO NAVIGARE

Ieri un sito per ciechi con 1.300 libri in Braille è stato chiuso perché un
 gruppo di editori vuole difendere il copyright delle opere.
 Ma lo sanno che in Rete ci sono centinaia di siti che contengono testi
 famosi? Perché far chiudere proprio quello per i ciechi?

 L'ordine dei giornalisti di Milano ha espulso Vittorio Feltri, direttore del
 quotidiano Libero con l'accusa di aver pubblicato immagini shock tratte da
 Internet di bambini per denunciare la violenza dei pedofili sui minori.

 Rodota' ha spiegato che ieri il gruppo dei garanti Europei ha approvato un
 importante documento su Internet che verra' diffuso nei prossimi giorni.
 Il documento entrerà nelle specifiche tecniche della Rete sino al divieto dei
 trattamenti invisibili, l'uso dei 'cookies', Dice Rodota': 'Lo riteniamo a
 livello internazionale illegittimo. Ma lo sa Rodotà che i cookies non
 minacciano nessuno e che sono più che altro utili a chi naviga?

 L'altro ieri un tribunale francese, con una sentenza unica e clamorosa,in
 merito al caso delle aste di oggetti nazisti disponibili sul sito americano
 di Yahoo! ha intimato all'azienda statunitense, (che ha 90 giorni di tempo
 per adeguarsi, e sono curioso di capire come faranno tecnicamente) di
 impedire che gli utenti Internet francesi possano accedere a certe aste del
 sito ospitato da server USA.

 Si può dire che la censura esista dall'inizio dei tempi, dato che i
 governanti si sono sempre preoccupati di vigilare affinché le varie
 manifestazioni espressive, dall'informazione agli spettacoli non
 travalicassero certi limiti, fissati sulla base del livello di tolleranza
 politica dei detentori del potere e di quello che è andato via via
 configurandosi come il cosiddetto comune senso del pudore concetto che se
 forse è valido per delle comunità primitive, risulta assai discutibile se
 proiettato nel contesto di società complesse ed particolate, tipo il nostro
 Mondo Veloce.

 I parametri usati dai censori nel corso dei secoli si sono adattati al
 generale clima culturale e alle convinzioni morali dominanti.
 Oggi, con Internet, succede la stessa cosa anche se, forse pochi se ne
 rendono conto. Recentemente l'associazione americana Freedom House ha
 realizzato uno studio sulla libertà di stampa nel mondo: ebbene, più della
 metà dei governi esercita forme di censura sulle pubblicazioni on-line.

 Internet, quindi, già oggi, non è quel paradiso di libertà l'espressione che
 forse molti pensano. Infatti il 63 % dei governi esercita già forme
 (varie) di censura su Internet!

 L'80% della popolazione mondiale vive in Paesi dove la libertà di
 espressione non è rispettata e dove Internet è controllata e censurata. In
 paesi come l'Azerbaijan, la Bielorussa, la Birmania, la Cina, Cuba,
 l'Iran, l'Iraq, il Kazakhistan, il Kurdistan, la Libia, la Corea del Nord,
 l'Arabia Saudita, la Sierra Leone, il Sudan, la Siria, il Tajikistan, la Tunisia,
 il Turkmenistan, l'Uzbekistan e il Vietnam, Internet è considerato una minaccia
 e ci vuole un permesso speciale per poter navigare in rete.

 Se si conosce la realtà antidemocratica di molti stati non stupisce la
 mancanza di libertà. Più sorprendente è invece scoprire che Internet è, in
 molti Paesi, utilizzato da élite ed è quindi necessario un controllo meno
 stretto sia sui contenuti on-line, sia sulla stampa tradizionale
 accessibile alla popolazione.

 In diverse nazioni, poi, la libertà di stampa è parziale, ma Internet resta
 ancora uno spazio libero di espressione ed è ampiamente utilizzato per far
 circolare informazioni censurate sui media tradizionali. È il caso di
 numerosi paesi arabi, come l'Algeria, l'Egitto e la Giordania, dove gli
 articoli della stampa scritta che sono censurati dai governi, circolano
 liberamente su numerosi siti Web.

 In questo quadro generale, tutt'altro che confortante, ogni giorno
 riceviamo segnali di un "furore censorio/normativo" che si abbatte con
 veemenza sulla Rete, quasi a farne un capro espiatorio di chissà quali
 colpe: Internet non aggiunge e non toglie niente alla realtà che viviamo
 tutti i giorni (ho in preparazione un libro sull'argomento). La libertà
 d'informazione che consente la Rete -come ho già detto in altri interventi-
 non si impone e non si può normare o limitare per decreto o per sentenza,
 così come molti aspetti che riguardano la Rete hanno caratteristiche
 globali, mondiali, non affrontabili e risolvibili quindi da singoli stati
 e singoli giudici.

 Se l'informazione è accessibile a tutti, tutti sono liberi di dire ciò che
 pensano e, soprattutto, disapprovare ciò che rifiutano: questa è la
 piccola/grande rivoluzione di Internet! Ecco perché ritengo importante far
 sentire chiara, in questo momento, la voce del diritto e della libertà.
 Chi pensa di ridurre la Rete ai soli contenuti che interessano e sono
 condivisi dalla new-economy e dal commercio elettronico, ha forse in mente di
 decretare la fine di Internet, perché la Rete non potrebbe vivere senza
 libertà.

 Dunque è necessario -e attraverso la mia Newsletter mi faccio primo
 promotore- che tutte le associazioni dei soggetti che, a diverso titolo,
 operano sulla Rete, si facciano sentire, che firmino pubblici appelli, che
 diano vita a movimenti di opinione. Oggi qualcuno vuole censurare chi
 parla > di nazismo, domani chissà...

 Un autorevole quotidiano telematico Punto-Informatico riporta oggi questo
 commento dell'inviato del GR2 RAI:" La sentenza di Parigi contro Yahoo!
 finalmente pone fine all'anarchia di Internet perché dimostra che si
 possono imporre regole anche sulla Rete". (!!!!)
 Siete d'accordo con me che è giunta l'ora di far sentire la nostra voce?

 Su questa battaglia per la libertà ho davvero bisogno di sapere come la
 pensate, anche con un semplice 'SI sono d'accordo'. Aspetto i vostri
 commenti (uno@unopuntozero.com).

Un saluto dal vostro
Uno Puntozero

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Data invio: mercoledì 22 novembre 2000 ore 14.18

 

   
 
   

 

 

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