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I Poeti d'Azione nascono nel
1994 e festeggiano pertanto i loro 16 anni di attività e d’esistenza.
Sono stati fondati da Alessandro D'Agostini, autore che da sempre tenta
strade poco battute o inedite per la diffusione della poesia.
I Poeti d'Azione diversamente da molti “praticanti”
il verso, non indirizzano i propri sforzi creativi e producono le
proprie opere per destinarle esclusivamente alla ristretta cerchia di
cultori e intenditori, ma portano la poesia verso il pubblico che
intendono scuotere e conquistare. Ritengono che l'arte debba
riappropriarsi di una centralità perduta nel mondo di oggi. Il poeta per
loro può e deve tornare ad avere un "ruolo sociale", ruolo che in epoche
passate possedeva. Il bardo medioevale, o il cantore di gesta erano la
"coscienza" stessa della collettività, coloro che sapevano tramandare
oralmente la storia di un popolo e veicolarne la grandezza e i valori
intrinseci.

Dati tali presupposti i Poeti d'Azione, pur potendo talvolta apparire,
per l'atteggiamento esteriore o la vis polemica, accostabili ad alcune
delle correnti egemoni d'avanguardia del nostro '900, traggono linfa e
sostanza nella loro "azione", da tradizioni antichissime.
I poeti d'azione rivendicano il ruolo sociale della figura di artista e
la centralità dello stesso nel contesto sociale di una comunità sana.
Rivendicano il diritto per un poeta o per un artista di vivere della
propria arte. Aspirazione legittima e giusta cui tendere per realizzare
nel corso della propria esistenza compiutamente la propria opera. Una
comunità sociale idealmente coesa che abbia alla base valori condivisi
naturalmente riconosce la legittimità e la necessità d'esistenza del
poeta e dell'artista; ne riconosce altresì "il ruolo" e ne garantisce
conseguentemente la sussistenza.
I Poeti d'Azione credono che i poeti e gli artisti possano mettersi alla
guida di un popolo come nella storia ci si sono messi conquistatori, re,
rivoluzionari. Sarebbe la rivincita di una oppressione millenaria. La
liberazione definitiva dell'uomo prigioniero nel mondo perché
prigioniero di se stesso.
La loro aspirazione massima è quella di poetizzare lo stato, la società
tutta, portando bellezza nei cuori e nelle menti e creatività nei centri
di potere spesso sterili e ottusi.

Ritengono che il potere cui la parola poetica è portatrice e la forza
creativa del poeta siano effettivi. Poteri capaci di sommuovere
l'esistente rivoluzionandolo prima, riordinandolo poi.
Per i Poeti d'Azione la poesia è il codice linguistico originario,
quello che si parlava quando “desideri e azioni” erano contigui. Il
poeta nominava le cose facendole esistere. Aveva il potere di
"manifestare il mondo". Tale potere occulto può tornare a manifestarsi,
risvegliato con la poesia che risuonando nella coscienza e raggiungendo
i luoghi più riposti dell'essere, le forze inconsce, può giungere a
riattivare. |
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