Ho incontrato il poeta Alessandro D'Agostini durante la manifestazione
dell'Illegal Art Show tenutasi il il giorno giovedì 25 Marzo
scorso a Roma. Avevo un registratore e gli ho proposto un'intervista.
"Sono qui a
titolo personale e in incognito... Intervista gli
organizzatori, non me" E allora che ci fai qui? Mi ha
risposto che non
era in quel posto "ufficialmente" come esponente del Movimento, ma per
"incoraggiare la
manifestazione". Ho replicato così "fai
benissimo, ma pensi che questa sia arte? "La sottocultura giovanilie
'Hip-Pop non è
Arte" mi ha risposto e poi ha proseguito: "Questi giovani tentano di fare
qualcosa che io facevo con i Poeti d'Azione
già nel '94". Quindi ti senti un precursore. "No, ma ho
sollevato il problema della <<riappropriazione degli
spazi reali>> da
parte dell'arte e degli artisti molto prima di loro". E pensi che il
loro intento sia
davvero questo? "Dovresti intervistare i partecipanti uno ad uno
personalmente e chiederglielo..." Poi ha aggiunto "Quello che ho fatto
con il mio gruppo e che continuo a fare lo faccio
con una coscienza delle cose diversa. Comunque, per evidenziare le
differenze, ti dico che qui c'è molto spontaneismo, poca
coscienza . Noi siamo e siamo sempre stati un gruppo
organizzato
con una ideologia precisa che ci spinge
all'Azione collettiva. Ci muoviamo con dei presupposti teorici, una
analisi e un programma alle spalle. Vogliamo denunciare il mondo della
cultura ufficiale, smascherarne i meccanismi, nel proposito di farlo
vacillare e poi essere gli artefici del suo crollo finale". E loro.? "Loro? Noi direi,
perché ci sono anche io qui oggi! A parte
gli scherzi. Loro prevalentemente fanno due cose: si divertono
Che significa?
ed esprimono la
loro soggettività...""Significa che per la cultura post-punk
che è quella hip-hop
e squatter è più importante l'atto di riunirsi,
ritrovarsi e imbrattare un muro assieme, ma non per veicolare un
messaggio articolato figlio di una vera coscienza estetico-politica
radicale: quello che fanno prevalentemente lo fanno come atto di
presenza.
Lo vedi anche tu, quello che tentano di fare, più
che un atto autenticamente creativo (e in quanto tale genuinamente
rivoluzionario), è una atto di distruzione dadaista e forse
nemmeno tanto ironico come dicevo prima, guarda..." Mi
indica un muro
con un manifesto con su scritto "Giù le mani dalle
siringhe" A me pare si tratti di un messaggio di
disperazione... "Sì,
e di emarginazione!
Esprimono la loro soggettività ognuno per conto proprio, ma
insieme. Questi non sono atti rivoluzionari, anzi. Non c'è
poeta più borghese di Mallarme (che beninteso amo come poeta
come amo e ho molto frequentato i simbolisti francesi). E di cosa
parlava? Dei cazzi
suoi! Che facevano molti simbolisti, si drogavano, allucinavano per
scrivere. Di cosa? Della propria condizione di borghese alienato." D'Agostini
adesso ha cambiato tono e ha - come prevedevo - cominciato ad
infervorarsi. Lo
interrompo. "Non mi dirai che questi ragazzi sono borghesi". "Invece te
lo dico. E lo dico perché essere borghesi significa ritenere
arte-vita-politica come momenti separati e accettarli integrati tutti
nello spettacolo". Puoi spiegarmi meglio. "per comprendere
ciò che ti dico dovresti conoscere le avanguardie e
Debord... Semplificando, questi ragazzi praticamente dicono con le loro
creazioni 'siamo diversi' da voi. È un messaggio aggressivo,
se vogliamo all'apparenza anche di denuncia sociale, ma in
realtà c'è un compiacimento dietro. Quello che
fanno qui oggi non è un atto di autentica liberazione,
rivoluzionario, ma ha il piglio di una comunicazione privata. Se ci
pensi bene finisce quasi per essere qualunquismo". Mmm "Loro non hanno
un progetto, una ideologia che preveda un dopo, uno
sbocco, la
riappropriazione definitiva: la "palingenesi", la conquista della
libertà. La costruzione del santuario dell'Arte sulle
macerie della non arte di oggi" Dunque spiegami
perché
farebbero tutto questo qui oggi in metro? "Perché sono alienati
in una
società alienata e si identificano nella loro particolare
condizione di alienazione. Di fatto la subiscono, ma ne accettano le
conseguenze identificandocisi al punto da portarne in alto il vessillo
alla testa del corteo. Sono chiusi in una torre d'avorio rovesciata.
Sono all'inferno, ma credono di essere in paradiso come disse Pasolini
dei ragazzi delle borgate.(...) Per una società che ti nega
la possibilità di esprimerti e non ti riconosce l'esistenza,
un minimo riconoscimento, qualsiasi cosa che ci faccia dire "io" anche
in un sibilo, viene presa per buona. Questi giovani preferiscono
schizzare di colore un muro che rinunciare completamente
all'identità, meglio quello che niente. Vogliono affermare
una esistenza forse negata, ma che di fatto poi negano essi stessi a se
stessi. È triste dirlo: ma chi vive senza
progetti
è un nato morto". Comincio a capire. Una volta
ad una
conferenza hai parlato della auto-ghettizzazione di questi gruppi.
"Certo, nascono nel
ghetto, conoscono la realtà del ghetto.
Sono dei marginali per definizione e di fatto in molti casi anche degli
emarginati. Il fatto è che non avendo un progetto
strutturato di "assalto al cielo", si autocompiacciono della loro
stessa emarginazione. Puro nichilismo. Tutto questo è
tristemente evidente e mi dispiace dover essere io a dirlo.
(…) Dalla condizione di emarginazione si può
anche produrre arte, ma l'emarginazione non è arte.
È qui l'equivoco". E i Poeti d'Azione? "Il discorso
è troppo vasto, ne ho parlato tante volte. Noi non sentiamo
in quel modo, non ci poniamo come arte alternativa, noi siamo
l'Arte. La nostra non è la lotta
prevedibile e facile dei naive
capace di influire sul mondo e di ri-costruirlo contro chi ha
farequentano l'Accademia o dello spontaneismo artistico contro la
cultura seria, noi - e siamo gli unici - combattiamo la cultura
mistificata del sistema ridotta a struttura e ornamento, con la vera
cultura. Non
esiste per noi una arte dei ghetti (centri sociali, arte hip-hop etc.)
e una arte "composta", ufficiale, accademica, spocchiosa. L'Arte
è una sola. È o non è. Se
è
arte sale dal ghetto alle stelle. Bob Dylan nacque nella contestazione
e come cantore di questa, per poi essere riconosciuto in
verità come artista da tutti. Se non fosse stato un artista
autentico, ma solo uno dei tanti
che imbracciavano la chitarra in quegli anni, condendo il tutto con
qualche rima politica, oggi non ci comunicherebbe nulla. E il discorso
ha una sua coerenza anche se ciò avvenisse dall'altra
parte... L'arte se è Arte ed è nata dall'alto,
nel contesto della ufficialità, ha la facoltà di
raggiungere gli uomini anche fuori da quell'ambito. Beninteso che il
ghetto si costruisce in basso come in alto".
Che cosa
propongono in alternativa i Poeti d'Azione? "I Poeti d'Azione sono
divenuti
conosciuti inizialmente come gruppo di agitazione, di contestazione e
per le
numerose performance in giro per piazze, stazioni metro, locali e
teatri; sì, contestano, vogliono cambiare le cose, ma non
fanno assolutamente Arte di contestazione. Se fosse così noi
come gruppo d'Avanguardia estetico-politica saremmo molto limitati e
non ci saremmo arrogati il diritto di competere l'arte ufficiale.
Perché? Perché noi riteniamo di avere la
legittimità di delegittimarla. Noi facciamo Arte e basta! E
teoria rivoluzionaria dell'Arte. E consideriamo anche
questo arte. La
vera arte è rivoluzionaria in se. Abbiamo
sempre avuto come
proposito quello di <<scacciare
i mercanti dal tempio della cultura>>. I
falsi artisti e i servi del sistema arte, le tante prostitute
prezzolate e reazionarie che impediscono ogni dialettica, crescita e
ricambio generazionale nel mondo dell'arte e della cultura"
che,
mantenendo l'arte
separata dalla vita,
negano l'azione estetica sul
mondo e nel mondo". Quindi voi volete in qualche modo prendere il potere?
"Sì,
certamente, mentre gli illegal-artisti no. Si accontentano di esporre,
si accontentano di esprimersi; e ciò - beninteso -
intrinsecamente non è male. È male
perché, agendo come agiscono, di fatto contribuiscono a
lasciare i rapporti di
forza al vertice intatti e addirittura li
rafforzano, perché di fatto non li discutono affatto. Essi
in un atto moderatamente illegale, perché la mostra si
svolgeva fuori - e non dentro la stazione - come avrei
preferito io, credono di risolvere tutta la questione. Mentre Achille
Bonito Oliva banchetta
indisturbato con l'Assessore di turno con il cadavere putrefatto
dell'arte di sistema, loro si riprendono - oserei dire - le briciole di
una briciola". Che cos'altro vi separa (a voi
Poeti d'Azione N.d.A.)
dagli artisti della IAS. "Ci separano più di dieci anni di
pratica autentica della sovversione e di assalti frontali"!
Il Poeta d'Azione aveva affisso anche un suo quadro e uno slogan
"Contro l'Arte
del Potere Affermiamo il Potere dell'Arte", ma crediamo,
alla luce di quanto affermato da lui nel corso della presente
intervista, che pochi fra gli artisti presenti ne abbiano compreso il
vero significato o condiviso davvero il messaggio.
Pietro Salvadori