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Discorso di Montecitorio
L'11 luglio 1919 ottenni da Bevione un biglietto d'invito per la Tribuna del pubblico a Montecitorio. Vi aspettai, con Ferruccio Vecchi, il momento opportuno.
Facce d'intensificata cretineria.
Bocche di scogli che aspettano gli sputi del mare popolare.
Tremolio accelerato di pance che temono le bombe.
Poltrone a ventosa. Ogni poltrona-cardinale tiene il suo deputato sulle ginocchia.
In alto sul muro circolare colano i cavalli di Sartonio. Soffitto a vetrate ecclesiastiche, setaccio di luce vigliacca.
Note dominanti: vecchio rosso di vino vomitato con piselli rosa-pallido della carta asciugante.
Marcora, scheletro in stiffelius, enormi occhiaie fonde.
Negli altri settori di quella fogna in forma di imbuto, emergono mostruosi ossami, frammenti di mammut.
Un deputato si trascina su per i gradini, va ad annusare un corpo flaccido che ha uno strano tremolio vermicolare. Morto? Non ancora. Fra poco. Come mai puzza tanto? Il puzzo cadaverico si armonizza colle voci da eunuchi, o da vecchie porte medioevali arrugginite.
Agitazione guizzante di pesci rossi socialisti boccheggianti, tutti attenti per ascoltare una balena avvocatesca.
I deputati ancora vivi s'aggirano stanchi e sonnolenti come ciceroni o uscieri, in un mausoleo ignorato dai Baedeker.
Per bersagliarvi degnamente, o mammut, vecchi trichechi, balene bibliche, pescicani sdentati, anguille da pantano, non ci voleva certo un mio discorso!
Meritavate uno di quei travolgenti, inondanti e feroci sputacchi con cui il fante si liberava la gola, dopo un'offensiva d'agosto sul Carso rovente e scoppiante di pianto!
Alla fine del discorso disfattista del socialista on. Lucci, io ruppi l'atmosfera con queste parole:
" A nome dei Fasci di Combattimento, dei futuristi e degli intellettuali... "
Un deputato: Chi è?
Marinetti: Sono Marinetti.
Un altro deputato: Ascoltiamolo! (Agitazione, mormorii; poi, prodigiosamente, si forma un silenzio assoluto)
Marinetti (a altissima voce): " Protesto contro la vostra politica e vi urlo: Abbasso Nitti! Dichiaro che non può sussistere il Ministero dei sabotatori della Vittoria, degli schiaffeggiatori degli ufficiali, un ministero che si difende coi carabinieri e coi poliziotti! La vostra viltà è lo scherno più grossolano ai sacrifici dei combattenti, che vi disprezzano e vi negano ogni diritto di rappresentarli più oltre. Vergognatevi. La gioventù italiana, per bocca mia, vi urla: Fate schifo! Fate schifo! ".
Vengo arrestato nei corridoi della Camera. Appena rilasciato ricevo da D'Annunzio la seguente lettera:
Mio caro Marinetti,
bravo per il grido di ieri, coraggioso come ogni vostro atto.
Vorrei vedervi.
Se potete, venite.
Il vostro Gabriele D'Annunzio
Il 31 agosto 1919 con Ferruccio Vecchi e un gruppo di futuristi tagliamo brutalmente a cazzotti e a legnate un lunghissimo corteo di 50.000 cattolici che inneggiano per le vie di Milano al papa-re. La nostra controdimostrazione ingrossa e le masse cattoliche vengono disperse, cazzottate, e i loro labari galleggiano nel Naviglio.
L'11 settembre, Gabriele D'Annunzio prende Fiume. Fra i legionari primeggiano i futuristi Mario Carli, Keller, Mino Somenzi, Pinna, Cenati, Testoni, Alessandro Forti, Targioni Tozzetti, Scambelluri, Furio Drago, che fondarono il giornale " La Testa di ferro " (organo del Fiumanesimo), la cui importanza fu enorme. Ma l'impresa dannunziana non sbocca, come doveva, in una grande rivoluzione italiana. Le forze fasciste sono ancora esigue. I socialisti e nittiani sono ancora strapotenti. Cosicché Marinetti e Ferruccio Vecchi, alla testa dei fascisti milanesi, dovettero imporre il 4 novembre, una festa di Vittorio Veneto a scartamento ridotto, e difenderla contro gli assalti socialisti.
Correvano insistentemente voci di dissenso tra Marinetti e D'Annunzio. Marinetti le annientò con questa lettera al " Giornale d'Italia ":
Egregio Sig. Bergamini,
I miei amici m'informano che a Roma corrono voci su dei dissensi che sarebbero sorti fra Gabriele d'Annunzio e me, a Fiume. Tengo a dichiarare pubblicamente, che tali voci sono assolutamente false e che vi è stato sempre un assoluto accordo fra d'Annunzio e me, come pure fra d'Annunzio e il capitano Vecchi, che era con me a Fiume.
Si tratta di una delle solite falsità colle quali i nittiani e gli altri nemici nostri tentano di scindere l'unione di tutti coloro che come me fanno di Fiume italiana una questione vitale per l'Italia.
Ho passato a Fiume una ventina di giorni meravigliosi in un'atmosfera di alto patriottismo generoso ed eroico. Il mio primo discorso alle truppe e tutti quelli che seguirono nelle piazze e nelle diverse mense dei granatieri, degli arditi e del genio, furono accolti col più fervido entusiasmo.
Dopo il mio discorso sull'opera artistica e politica di Gabriele d'Annunzio, al banchetto degli arditi, il duce (e cito qui la " Vedetta d'Italia " del 25 settembre) si alzò e disse: " Per Marinetti e per Vecchi, valorosi agitatori milanesi, gridate: Eja! Eja! Alalà!".
Con Gabriele d'Annunzio, io ebbi circa una diecina di colloqui importanti. Dopo l'ultimo, d'Annunzio mi abbracciò, affettuosamente, ringraziandomi ancora.
Conosco perfettamente i lanciatori delle voci calunniose, ma sacrifico volentieri qualsiasi desiderio di polemica alla causa di Fiume italiana e alla divina Italia che ci comanda.
Milano, 19 ottobre 1919
F.T. Marinetti
Discorso di Firenze
Sulla relazione Fabbri prende per primo la parola Marinetti che invita innanzi tutto l'assemblea a mandare un saluto al capitano Mario Carli, saluto che è accolto dagli applausi dell'assemblea. Egli afferma che nel programma esposto dal relatore esiste una grave lacuna, quella riguardante l'espulsione dall'Italia del papato. (Applausi unanimi dell'assemblea)
Crediamo, dice Marinetti, che ci sia da temere egualmente sia il bolscevismo rosso che quello nero. Dimostra quindi il pericolo della permanenza in Italia del papato e propone lo svaticanamento.
Circa l'abolizione del senato, intende che esso sia sostituito da un consiglio di giovanissimi che si possa chiamare un vero e proprio eccitatorio dell'attività e dell'energia nazionale, quindi la necessità che siano chiamati a farne parte i giovani, anzi i giovanissimi, i quali durante la guerra hanno dato prova di una capacità meravigliosa.
Afferma che il bolscevismo incontra simpatie anche nella classe borghese e rappresenta una speranza di livellamento che dimostra la mediocrità delle nostre classi dirigenti. Noi italiani, egli dice, dobbiamo combattere contro questa tendenza livellatrice tanto più che la guerra fu voluta e sostenuta dagli elementi rivoluzionari, in cui anche oggi campeggiano i due cervelli creatori di d'Annunzio e Mussolini.
Passando ad esaminare la riforma della scuola dice che occorre combattere in tutti i modi il professionismo stupido ed avviare la nostra gioventù verso una concezione di aria aperta e verso il culto del patriottismo e del coraggio.
E' per questo che bisogna appoggiare in tutto l'arditismo che significa un incitamento continuo a quello che deve essere la gioventù italiana.
Si deve giungere ad una istituzione che salvaguardi e difenda le qualità prime degli italiani che sono quelle di inventare, di creare e di osare col cervello.
L'oratore insiste in questo concetto perché in Italia predomina un provincialismo stupido e si attende sempre dall'estero la novità e la luce.
Propone inoltre la istituzione di mostre libere e gratuite aperte a tutti coloro che qualche cosa di nuovo sentono di poter dare al mondo. Da questo scaturirà la nuova vita italiana che diverrà più fervida, più sincera, più progressiva.
Marinetti, che ha parlato con la consueta foga, è interrotto spesso dalle approvazioni dell'assemblea e fatto segno alla fine a grandi ovazioni.
Elezioni e prigionia del 20 novembre 1919
Il 20 novembre i fascisti parteciparono per la prima volta alle elezioni, con una lista così composta: Mussolini, creatore del Fascismo, Marinetti, creatore del Futurismo, Podrecca, iniziatore dell'anticlericalismo italiano; l'illustre direttore d'orchestra Toscanini; il futurista Bolzon; il futurista aviatore Macchi, Baseggio, alcuni repubblicani e sindacalisti interventisti; alcuni operai.
Questa lista di precursori audaci fu battuta dai socialisti e dai nittiani, che ottennero l'arresto di Mussolini, Marinetti, Vecchi, Bolzon e di quindici arditi.
Questi rimasero per ventun giorni in prigione a San Vittore, accusati di attentato alla sicurezza dello Stato e di organizzazione di bande armate.
Il "Popolo d'Italia" annunciava: "In onore del poeta Marinetti che ha dedicato la sua vita ardente a far amare nel mondo il nome glorioso dell'Italia, e che i settari trionfanti buttano in prigione, gli intellettuali di Francia preparano una grande adunata al teatro della Renaissance".
Gli intellettuali parigini d'avanguardia sono stati assai sorpresi e addolorati per l'arresto di Marinetti. " Littérature ", che è la principale rivista francese d'arte, ha preso l'iniziativa di una grande adunata in onore del nostro amico.
Sarà una grande manifestazione degli intellettuali di Francia e d'altrove per la libertà di opinione. E' già sicuro l'intervento dei migliori nomi di Francia.
Si darà:
1. Lettura del manifesto di fondazione del Futurismo.
2. L'introduzione del Monoplano del Papa.
3. Lettura di una pagina di Zang Tumb Tumb.
4. Rappresentazione con artisti della " Comédie Francaise " e dei principali teatri di un dramma sintetico.
5. Rappresentazione di un atto del Roi Bombance.
6. Lettura degli omaggi.
Attività futurista
Poi, con Mario Carli, Settimelli, Buzzi, Russolo, Nannetti, Marasco, Volt, Venna, Cerati, nel giornale " La Testa di Ferro " e nella nuova " Poesia ", diretta da Mario Dessy. Scoppia il Teatro della Sorpresa, a Roma, con battaglie per le strade, intervento della Guardia Regia, e tale clamore da far gridare ad uno spettatore: " Lei, Marinetti, ci ha fatto finalmente dimenticare la guerra! ".
Due tournées di un teatro sintetico e teatro della Sorpresa, con Cangiullo, che inondano l'Italia del manifesto " Svegliatevi, studenti d'Italia " firmato dagli studenti futuristi Clerici, Escodamè, Albrighi.
Il mio Tamburo di Fuoco applauditissimo nell'Alta Italia e a Praga.
Nel marzo 1920 lancio il manifesto Contro il lusso femminile che suscita violentissime polemiche:
In nome del grande avvenire virile fecondo e geniale d'Italia, noi futuristi condanniamo la dilagante cretineria femminile e la devota imbecillità dei maschi che insieme collaborano a sviluppare il lusso femminile, la prostituzione, la pederastia e la sterilità della razza.
Nel gennaio del 1921 espongo al Théàtre de l'Oeuvre di Parigi la mia teoria del tattilismo, nuova arte che si propone di armonizzare nelle loro infinite varietà e combinazioni i valori tattili. Il 23 febbraio 1921 nell'Esposizione Depero al Cova di Milano le mie tavole tattili, primi saggi di arte tattile, suscitano un pandemonio e vengono battezzate da una rissa coi passatisti che ne escono malconci.
Il 1° maggio 1923 il Futurismo lanciava il manifesto dell'Impero italiano, firmato da Marinetti, Mario Carli e Settimelli, che diceva:
Sì! Sì! Bisogna marciare e non marcire nelle nostre sacre ambizioni! Scagliamo dunque la gioventù italiana (già muscolarmente e spiritualmente pronta, anzi prontissima) alla conquista dell'impero italiano! Italiano deve essere e sarà, poiché un Impero romano sarebbe un restauro o un plagio. Impero italiano, poiché la nostra penisola snella, elegante spina dorsale che ha una testa dura di Alpi pensanti e dominatrici, la nostra penisola riassunto di tutte le bellezze della terra, gonfia di genio creatore ha il diritto di governare il mondo. L'imposizione di questo diritto sarà un atto di fede-forza, una spavalda improvvisazione giovanile, un'opera d'arte sbocciata miracolosamente.
La grandezza antica è oscurata dal bagliore del Carso! Siamo figli dell'Isonzo, del Piave, di Vittorio Veneto e dei quattro anni di Fascismo: blasoni sufficienti! L'idea imperiale scaturisce dal nostro sangue e dai nostri muscoli futuristi cioè vincitori, novatori e instancabili.
Ostili a un monarchismo pauroso, antiartistico antiletterario socialistoide e passatista; ostili a una repubblica antiguerresca, umanitaria rinunciataria e mediocrista; prepariamo un impero di genio, arte, forza, inegualismo, bellezza, spirito, eleganza, originalità, colore, fantasia...
L'Impero italiano sarà antisocialista, anticlericale, antitradizionale, con tutte le libertà e tutti i progressi nel cerchio di un patriottismo assoluto. Il diritto di critica, controllo, opposizione negato soltanto agli antipatrioti. L'Impeto italiano nel pugno dell'italiano migliore. Questi governerà senza parlamento, con un consiglio tecnico di giovani.
La nostra concezione-volontà di questo Impero italiano sembrerà assurda ai fiacchi, come sembravano assurdi la vittoria definitiva di Vittorio Veneto e lo sfasciamento dell'Impero Austro-Ungarico agli occhi tremanti della vecchia Italia. Ambizioni modeste invece se l'avvenire degli italiani sarà finalmente piantato nell'idea di guerra e di conquista!
Onoranze nazionali a Marinetti e Congresso futurista
Il 23 novembre 1924, ore 10 mattina, adunata nel Teatro Dal Verme di Milano di tutte le autorità cittadine, associazioni politiche, artistiche, bandiere, gagliardetti, folla di futuristi e ammiratori. Il futurista Mino Somenzi, organizzatore delle onoranze e segretario del Comitato, legge i telegrammi di S. E. Benito Mussolini e di S. E. Casati, ministro dell'Istruzione:
Considerami presente adunata futurista che sintetizza 20 anni di grandi battaglie artistiche politiche spesso consacrate col sangue. Congresso deve essere punto di partenza, non punto di arrivo. Credi mia cordiale amicizia e ammirazione.
Mussolini
Al valoroso combattente nell'arte e nella vita, al fervido animatore di nuove energie giunga il mio saluto caldo e augurale.
Il Ministro della P. I. Sen. Casati
Somenzi legge il manifesto del Comitato firmato da Alfieri, Azari, Bertoletti, Borletti, Crosio, Dall'Ara, Giampaoli, Gorini, Lanfranconi, Longoni, Arnaldo Mussolini, Notari, Rossato, Somenzi, Torrani. - Somenzi dichiara di non poter dare lettura delle migliaia di adesioni e offre a Marinetti la più grande bandiera Italiana (360 mq.). Il prof. Arnò del Politecnico offre una targa d'oro con la dedica: "A Marinetti che alla luce del Futurismo che irraggia su Roma eterna dal cuore gentile sa dire a Dio: Italia ". L'on. Innocenzo Cappa pronuncia uno dei suoi più alati discorsi glorificando il patriottismo e il genio futurista di Marinetti. (Ovazione) Risponde Marinetti esaltando il patriottismo e il genio dei futuristi. (Ovazione)
La folla accompagna entusiasticamente Marinetti in grande corteo per Via Dante e Piazza del Duomo. All'ingresso della Galleria, Marinetti è sollevato sulle spalle e portato in trionfo nell'ottagono, davanti alla più grande bandiera che dalla cupola scende ad inondare di rosso tutto il pavimento. Marinetti bacia la bandiera e prosegue fino a Palazzo Marino. Si sbarra la porta per impedire l'ingresso alla folla enorme. Marinetti depone fiori sulla lapide degl'impiegati caduti. Ore 11,30. - Il Prefetto Pericoli e il Comandante del Corpo d'Armata ricevono Marinetti nella Sala del Municipio. L'Assessore per l'Istruzione Gallavresi dà il benvenuto a Marinetti e offre il Vermuth d'onore. - Vanno a ruba i 4 numeri unici: "Marinetti" diretto da Somenzi; "Marciare non marcire" diretto da Fiozzi, Cantarelli, Ascari; "Nuova Venezia " diretto da Bertozzi e Foscari; "Piemonte Futurista " diretto da Paderni e Etos. - Ore 16. - Discorso di Marinetti per inaugurare il Congresso, Depero offre a Marinetti il suo ritratto psicologico, che inquadrato da una cornice Azari viene esposto nella vetrina del giornale " L'Ambrosiano ", affollandovi i passanti. Il poeta futurista Farfa offre a Marinetti il suo gigantesco ritratto geografico. - Ore 21. - Banchetto di 200 coperti al Cova. Al Congresso partecipano 300 delegati di tutti i paesi futuristi italiani, 5 sedute nelle sale dello Spatenbraü. - Il futurista Azari saluta i futuristi impossibilitati a intervenire, Settimelli e Carli, direttori dell'" Impero ", Balla, Pratella, Folgore, Chiti, Dessy, Carmelic, Dolfi. Un applauso alla più giovane futurista poetessa Maria Braga apre il Congresso.
Il Congresso chiude le sue sedute a Milano il 23 novembre 1924 con queste dichiarazioni di Marinetti acclamate e inviate a Benito Mussolini:
I futuristi italiani, primi fra i primi interventisti nelle piazze e sui campi di battaglia, e primi fra i primi diciannovisti più che mai devoti alle idee ed all'arte, lontani dal politicantismo, dicono al loro vecchio compagno Benito Mussolini:
Con un gesto di forza ormai indispensabile liberati dal parlamento. Restituisci al Fascismo ed all'Italia la meravigliosa anima diciannovista, disinteressata, ardita, antisocialista, anticlericale, antimonarchica. Concedi alla Monarchia soltanto la sua provvisoria funzione unitaria, rifiutale quella di soffocare o morfinizzare la più grande, la più geniale e la più giusta Italia di domani. Non imitare l'inimitabile Giolitti, imita il Grande Mussolini del diciannove. Pensa sempre all'Italia immortale ed al Carso divino. Schiaccia l'opposizione clericale arti-Italiana di Don Sturzo, l'opposizione socialista arti-Italiana di Turati e l'opposizione mediocrista di Albertini con una ferrea dinamica aristocrazia di pensiero armato che soppianti l'attuale demagogia d'armi senza pensiero. Tu puoi e devi fare ciò, noi dobbiamo volerlo e lo vogliamo.
Il 1° marzo 1925, nel Cabaret del Diavolo di Roma, Mario Carli e Settimelli direttori dell'"Impero", mi offrirono un grande banchetto. Parlarono l'on. Giunta e l'on. Orano inneggiando a Marinetti primo interventista e al Futurismo preparatore del Fascismo. Rispondo propugnando l'educazione guerriera della gioventù e la preparazione della guerra. Dico: "Vi sono in Italia forze che osteggiano la nostra idea imperiale, combattiamole, non dimenticando però fra queste la più segreta e la più antitaliana: il Vaticano! ". Questa frase applauditissima suscita uragani di polemiche nella stampa.
Benito Mussolini aderisce al banchetto con questo telegramma:
Sono dolente di non poter intervenire al banchetto offerto a F.T. Marinetti. Ma desidero che vi giunga la mia fervida adesione che non è espressione formale ma vivo segno di grandissima simpatia per l'infaticabile e geniale assertore di Italianità, per il poeta innovatore che mi ha dato la sensazione dell'oceano e della macchina, per il mio caro vecchio amico delle prime battaglie fasciste, per il soldato intrepido che ha offerto alla Patria una passione indomita consacrata dal sangue.
Benito Mussolini
Il generale Gandolfo comandante la Milizia inviava la seguente lettera:
Caro Carli, la tua lettera mi giunge quando ho già data la mia adesione al banchetto in onore di S.E. De Vecchi che avrà luogo domenica 1° marzo. Debbo quindi rinunciare a intervenire alle onoranze che Roma tributa al grande animatore d'italianità. Ma un una radunata di artisti è lo spirito che predomina e il mio è presente perché come capo della Milizia considero oggi F.T. Marinetti " Camicia Nera " d'Onore.
Per amore di Patria egli conobbe infatti il gelo delle carceri e sfidò lo scherno dei filistei quando la vecchia Italia dei compromessi, delle rinuncie e del quieto vivere barattava l'anima della stirpe immortale. Ma la sua azione incitatrice risale alle dimostrazioni goliardiche del 1911, quando al grido " Viva Asinari di Bernezzo! Morte all'Austria! " fece squillare la prima nota della grande diana che portò la giovinezza italica sulle vie di Vittorio Veneto.
Questo non dimentica la nuova Italia, non dimentica il Fascismo che anche da lui attinse la luce della rivolta eroica. - Saluto F.T. Marinetti romanamente.
Generale Gandolfo
Capo della Milizia
Il Fascismo nato dall'Interventismo e dal Futurismo si nutrì di principii futuristi. Il Fascismo contiene e conterrà sempre quel blocco di patriottismo ottimista orgoglioso violento prepotente e guerriero che i futuristi, primi fra i primi, predicarono alle folle italiane. Perciò glorifichiamo il Fascismo, salda garanzia di vittoria imperiale nella certa, forse prossima, conflagrazione generale. Il Fascismo opera politicamente, cioè nell'ambito della nostra sacra penisola che esige impone limita vieta.
Il Futurismo opera invece nei dominii infiniti della pura fantasia, può dunque e deve osare osare osare sempre più temerariamente. Avanguardia della sensibilità artistica italiana, è necessariamente sempre in anticipo sulla lenta sensibilità delle masse. Rimane perciò spesso incompresa e osteggiata dalla maggioranza che non può intendere le nostre scoperte, la brutalità delle nostre espressioni polemiche e gli slanci delle nostre intuizioni.
Conferenze a Lione, a Parigi, dove si rappresenta con successo il teatro sintetico al teatro Art et Action. Alla Sorbona di Parigi, in una conferenza sul Futurismo mondiale, esalto la poetessa futurista Benedetta e il suo libro Forze umane.
Si fonda a Roma " Noi ", rivista d'Arte futurista mondiale, diretta dal pittore futurista E. Prampolini.
Inauguro la grande sala d'Arte futurista Depero all'Esposizione di Monza. Quattro conferenze sulla poesia francese d'avanguardia al Convegno di Milano.
All'inaugurazione della Biennale Veneziana del 1924 prendo la parola davanti a S.M. il Re e gli dichiaro a gran voce che ha inaugurato una esposizione di camorristi, dove vengono invitati i futuristi stranieri nostri discepoli, mentre i pittori futuristi italiani hanno l'ostracismo. Tafferuglio, agitazione indescrivibile, irrompere dei carabinieri. Tutti credono ad un atto anarchico contro il Re. Vengo arrestato, condotto in Questura.
Dopo i successi della esposizione futurista a New York i pittori Balla, Depero e Prampolini battono tutti i decoratori del mondo con la loro mostra grandiosa di arazzi, tappeti, scenografie nella sala centrale della Sezione italiana alla Grande Esposizione di Arte Decorativa a Parigi.
Balla e Depero hanno medaglie d'oro, Prampolini il Grand Prix del teatro. Questa Esposizione mondiale appare tutta futurista e cubista. Ma d'un cubismo esso stesso influenzato dal dinamismo colorato giocondo simultaneo dei futuristi italiani.
Al Teatro Art et Action viene rappresentato il dramma futurista di Ruggero Vasari L'angoscia delle macchine con scenografie di V.Ildelson.
Antoine dichiara nel " Journal ": " Au delà des Alpes les voies etaient dès longtemps préparèes par l'école de Marinetti ".
A coloro che contestano la trionfante influenza del Futurismo, dichiaro che:
1. Io e i miei amici poeti e pittori abbiamo quindici anni fa portato a Parigi il dinamismo plastico simultaneo lirico brutalmente colorato compenetrato antigrazioso; e l'architettura pure meccanica di Sant'Elia quando a Parigi nasceva il cubismo statico grigio e cerebrale e regnava l'architettura tradizionale graziosa e fronzoluta nemica della macchina.
2. Io e i miei amici poeti e pittori abbiamo quindici anni fa portato in Germania la rivoluzione plastica futurista quando i capi dell'attuale espressione (come Kandinsky) erano ancora nella tradizione tedesca medioevale statica massiccia e funerea.
3. Io e i miei amici poeti e pittori abbiamo quindici anni fa con esposizioni e conferenze clamorose portato in Russia la rivoluzione plastica futurista (da cui deriva l'attuale scenografia futurista di Tairoff e imitatori) quando in Russia regnava l'arcaismo russo mistico agreste statico.
La guardia al Brennero
Fondo a Milano l'Associazione per la Guardia al Brennero con questo decalogo:
1. Divinità dell'Italia.
2. I Romani antichi hanno superato tutti i popoli della terra: l'Italiano oggi è insuperabile.
3. Il Brennero non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza.
4. L'ultimo degli Italiani vale mille forestieri.
5. La lingua italiana è la più bella del mondo.
7. I paesaggi italiani sono i più belli del mondo. Per comprendere la bellezza di un paesaggio italiano occorrono occhi italiani, cioè occhi geniali.
8. L'Italia ha tutti i diritti poiché mantiene e manterrà il monopolio assoluto del genio creatore.
9. Tutto ciò che è stato inventato è stato inventato da Italiani.
10. Perciò ogni forestiero deve entrare in Italia religiosamente.
Il pittore Balestrieri entra clamorosamente nel Futurismo, suscitando infinite polemiche.
Grandiose esposizioni futuriste alla Biennale romana, alla Biennale veneziana, alla Casa del Fascio di Bologna, alla Quadriennale di Torino, dove brillano i nuovi pittori e scultori futuristi Depero, Prampolini, Pannaggi, Dottori, Benedetta, Tato, Caviglioni, Marasco, Fillia, Azari, Lucanovic, Risso e Corona e i grandi architetti Sant'Elia e Virgilio Marchi.
Tengo alla Tribune Libre des Femmes di Parigi una vittoriosa conferenza sul Futurismo e Fascismo contro una massa di antifascisti.
Il mio dramma futurista Prigionieri è applaudito al Teatro Ferrari di Roma. Il mio dramma futurista Vulcani, rappresentato dalla Compagnia Pirandello, è applaudito a Roma, Milano, Torino.
Trionfale esplosione del Futurismo nell'America del Sud con 35 mie conferenze-declamazioni (Rio de Janeiro, S. Paolo, Santos, Buenos Aires, La Plata, Cordoba, Rosario, Montevideo).
Lo scrittore Antonio Sàlles conclude nella " Revista do Brasil ":
Qui, al Brasile, noi ormai dobbiamo ignorare l'esistenza dei nostri migliori scrittori. Il Futurismo, come Jeovah, estrae un mondo nuovo dal nulla. Noi dobbiamo contare il Tempo e incominciare la storia dall'anno di grazia dell'apparizione di Marinetti.
Invitato dai fascisti francesi a parlare a nome degli interventisti, riesco con un discorso francese al Cirque de Paris il 2 novembre 1926 a far balzare in piedi 8000 combattenti francesi col grido di Viva l'Italia! Viva Mussolini!
Il 12 maggio 1927 presento con un discorso francese al Théâtre de la Madeleine il Rumorarmonium, gli archi enarmonici di Luigi Russolo e le Pantomime futuriste del pittore e scenografo Prampolini che, secondo la dichiarazione del critico Antoine, vinsero in audacia e splendore qualsiasi confronto.
Il 12 giugno 1927 il Rettore Del Vecchio riceve solennemente il Futurismo nell'Università di Roma, pronunciando un discorso futurista. Segue la mia conferenza su Boccioni e L'Alcova d'Acciaio. Vengo portato in trionfo a spalle dagli studenti. Il 28 giugno la futurista Benedetta mia consorte, dà alla luce Vittoria.
Nel 1928 creo coll'aviatore e parolibero futurista Azari il Primo Dizionario Aereo.
Il Futurismo e la conflagrazione futura
Il lettore domanderà:
Ci sono idee futuriste superate o da scartarsi, oggi? Nulla da scartare. Le idee vittoriose tengono fermamente le posizioni conquistate.
Per esempio questo principio: "Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo… le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna " fu una pietrata feroce ma necessaria nel pantano letterario di sentimentalismo dannunziano sulle cui rive singhiozzavano i giovani spremuti dalla luna e dalle donne fatali. Volevamo lanciare in una conflagrazione mondiale la nostra razza. Occorreva dunque guarirla dall'eccessiva affettività e dalle nostalgie, esaltando gli amori veloci e distratti.
Oggi l'Italia è piena di giovani forti e sportivi. Ma molti purtroppo sacrificano ad una donna le loro volontà di conquista e d'avventura.
Le idee vittoriose tengano dunque fermamente le posizioni conquistate.
Dopo Vittorio Veneto io predicai la necessità per ogni combattente di diventare un cittadino eroico. Infatti nel famoso 1919 fascista ci trasformammo tutti in cittadini eroici per difendere la nostra integrità di interventisti colle bombe e col revolver. Oggi esiste uno Stato fascista che tutela l'orgoglio nazionale.
Ma bisogna alimentare ancora lo spirito del cittadino eroico, amico del pericolo e capace di lotta, poiché occorrerà improvvisare domani gli indispensabili volontari della nuova guerra. Questa, lo ripeto, è certa, forse vicina. Perciò è sempre vivo il grido futurista: glorifichiamo la guerra sola igiene del mondo!
Il Futurismo interprete delle forze telluriche, il Futurismo, manometro della nostra penisola (caldaia bollente) odia i macchinisti incapaci. Si palesano tali i culturali d'Italia che verniciati di patriottismo, parlano oggi d'Impero, con un'anima pacifista pronti ad imboscarsi al minimo pericolo. Essi ignorano che Impero significa guerra. Vorrebbero conquistarlo con una lezione sulla Roma imperiale!
Noi futuristi parliamo d'Impero convinti e lieti di batterci domani. Vogliamo preparare la gioventù italiana ad affrontare imperialmente cioè rapacemente la sicura, forse prossima, certo ferocissima conflagrazione.
Parliamo d'Impero, perché è venuto per l'Italia il momento di prendere le terre indispensabili. Quasi tutte le razze temono la guerra. L'esuberanza bellicosa della nostra ci vieta di temerla, anzi c'impone di desiderarla. Il programma politico futurista lanciato l'11 ottobre 1913 che propugnava una politica estera cinica astuta e aggressiva è più che mai di attualità.
Le idee vittoriose tengano fermamente le posizioni conquistate. Le nuove idee si slancino all'assalto. Marciare non marcire!