Marinetti e il Futurismo
- pag.3 -
I futuristi primi interventisti
Manifesto dell'Orgoglio italiano
Nel settembre 1914 durante la battaglia della Marna e in piena neutralità italiana noi futuristi organizzammo le due prime dimostrazioni contro l'Austria e per l'intervento. Bruciammo il 15 settembre nel Teatro Dal Verme e il 16 settembre in Piazza del Duomo e in Galleria undici bandiere austriache.
Entro con Boccioni e Armando Mazza nell'officina di Russolo. Giallo verde rosso rosa affastellamento d'intonarumori futuristi.
Ronzare scoppiare ululare fischiare.
L'inventore sorveglia la cottura d'una pelle rumorista.
- Alt! Pianta gli acidi e i motori! Questa sera faremo una violentissima dimostrazione contro l'Austria!
Teatro Dal Verme rigurgitante. Ripresa della Fanciulla del West. Formicolante mercato delle voci italiane. Palchi gallerie loggione scatenano 6000 mani applaudenti che sembrano 3000 becchi agitatissimi di oche selvagge. Forbiciano la musica di Puccini: straschichi arpeggiati, lasagne scodinzolanti nervi isterici violinati e zuccherifilati rosa.
Il primo atto è finito. Alla ribalta oscilla la ghirlanda cretina dei cantanti che domandano applausi con sorrisi da mendicanti.
Nel fondo del palco la pancia di Mazza partorisce una bandiera tricolore di 8 metri quadrati. L'attacchiamo all'asta di 2 bastoni legati. Mi sporgo agitandola:
Abbassoooo l'Austriaaa!
Da un altro palco si sporge Boccioni con una bandiera austriaca. Un futurista la brucia. Un lembo vampante cade sulla crema dei décolletés in poltrona.
Urlooooo. Gesticolazione. Gorgo. Risacca. 200 500 600 facce inebetite. Basta! ... Fuori! ... Sono i futuristi!... Viva Marinetti!... Abbasso Marinetti!... Bene!... Fuori!... Bravi!... Abbassooo l'Austria!.. Imbecilli!... Pazzi! Pazzi!... Vigliacchi!... Silenzio... (Puccini illuso si precipita alla ribalta).
No! No! No! Vogliamo la Marcia Reale! ... Abbasso Puccini!...
Intanto Mazza col solo braccio destro teso tiene chiusa la porta trasparente del palco che 4 carabinieri + 2 delegati + 3 inservienti tentano disperatamente di aprire.
Io urlooo: " Abbasso l'Austria! " 600 volte col ritmo e la voce di un cannone da montagna.
La seta dopo dovevamo trovarci in 30. Eravamo soltanto 11. La Galleria gonfia di folla. Tepore autunnale. Tutti i tavolini fuori. Gioia pacifica di grasse famiglie intorno ai gelati centellinati.
- Troppo pochi per tentare una dimostrazione! E' una pazzia! - dichiara Boccioni.
- No! No! Vedrai. Tutto scoppierà. Venite. Gridate tutti forte: Abbasso San Giuliano! Abbasso l'Austria!…
Subito la squadra della polizia politica si scaglia contro di noi. Pugilato furente 10 20 50 studenti s'aggrappano a me per liberarmi. Calci, pugni, schiaffi, morsi. Mi apro un varco verso il centro della Galleria, cinghiale che porta appesi fox-terriers convulsi.
- Boccioni! Boccioni! piega a destra! Dentro! Dentro! fra i tavolini! Rovesciamo tutto!
Crollo universale. Tutto ruzzola e si schianta. Urli. Liquidazione di donne che svengono. Gelateria volante. Insulti sfide battibecchi. Ciaak ciaak di schiaffi. Facce sbiancate. Facce paonazze. Rossi rubinetti di nasi. Bastoni alzati.
I miei amici tirano fuori dalle mutande bandiere giallonere e le incendiano. Fuochi di gioia in 5 7 8 punti della Galleria. Traiettorie sguinzagliate di poliziotti. Fendiamo come torpediniere il mare di tavolini e rovesciamo a destra e sinistra ondate di madri di padri impazziti, schiuma di bambini calpestati.
Colautti tarchiato ma alzatissimo sulla punta dei piedi, veemente, ingrandito dal bastone agitato in alto, urla a due grassi neutralisti:
- Ecco! Ecco! mangiate in pace! mangiate i vostri gelati!
E giù legnate sul tavolo che schizza piatti bicchieri, frutta e dolciumi.
La dimostrazione si gonfia dilaga.
3 squilli. Fuga. 3 squilli. Risacca. Fiiiiischi. 200 carabinieri. Una compagnia di fanteria arriva al passo di corsa. Un'altra tronca le 2 ali notturne della Galleria.
Siamo bloccati. Io mi svincolo. Mi ripigliano. Schizzo fuori dalle mani come un pezzo di sapone. Sono ripreso, tenuto. E via tutti a San Fedele. Incrociamo un plotone di bersaglieri. Viva l'esercito! ... Abbasso l'Austria!…
Nel cortile buio della Questura sento urlare Boccioni. Intuisco le ginocchiate vigliacche nella schiena e rivoltandomi spacco con un cazzotto 2 denti al delegato.
Ammanettati tutti 11 a San Vittore.
- Caro Marinetti, meriti veramente il titolo che ti hanno dato i giornali parigini. Sei veramente la Caffeina dell'Europa!
- Tu sei invece un Termosifone che tentacola sul mondo le sue tubature riscaldanti!
Nel gennaio 1915 iniziavamo le tournées di teatro futurista interventista con un manifesto che diceva:
Perché l'Italia impari a decidersi fulmineamente, a sostenere ogni sforzo e ogni possibile sventura non occorrono libri e riviste. Questi interessano e occupano solo una minoranza; sono più o meno tediosi, ingombranti rallentanti, non possono che raffreddare l'entusiasmo, troncare lo slancio e avvelenare di dubbi un popolo che si batte. La guerra, Futurismo intensificato, c'impone di marciare e di non marcire nelle biblioteche e nelle sale di lettura. Noi crediamo dunque che non si possa oggi influenzare guerrescamente l'anima italiana, se non mediante il teatro. Infatti il 90% degl'Italiani va a teatro, mentre soltanto il 10% legge libri e riviste. E' necessario però un teatro futurista, cioè assolutamente opposto al teatro passatista, che prolunga i suoi cortei monotoni e deprimenti sulle scene sonnolente d'Italia.
Sarà un teatro sintetico, atecnico, dinamico, simultaneo, autonomo, alogico, irreale.
Seguono le conferenze interventiste nelle Università. In quella di Roma il vestito antineutrale bianco-rosso-verde ideato da Balla e vestito da Cangiullo scatena una violenta rissa fra professori, studenti, bidelli divisi pro e contro la guerra. Tutta Roma è inondata del manifesto di Balla: Il vestito antineutrale.
Viene lanciato pochi giorni dopo un altro manifesto futurista, di Balla e Depero intitolato: Ricostruzione futurista dell'Universo.
Pochi mesi dopo Benito Mussolini abbandonava la direzione dell'" Avanti! " per partecipare al movimento interventista e prenderne la testa.
Il 12 aprile 1915 a Roma Marinetti fu arrestato con Mussolini e i futuristi Settimelli e Balla durante la terza grande dimostrazione interventista.
Mi faccio operare dell'ernia per partire coi futuristi nel Battaglione dei Volontari ciclisti. Trasformato in alpino, con Boccioni, Sant'Elia, Russolo, Erba, Funi, Sironi e altri futuristi all'assalto di Dosso Casina.
Da Dosso Casina lancio alla stampa questo Manifesto dell'Orgoglio italiano.
Il 13 ottobre, nella prima perlustrazione fatta da me agli ordini del capitano Monticelli e del sergente Vasconi in terreno nemico, a 6 Km. dalle nostre trincee, fra le alte roccie a picco, nelle boscaglie e nelle pietraie dell'Altissimo, dopo esserci incontrati con una pattuglia austriaca che ci voltò le spalle e fuggì, constatammo con gioia la superiorità enorme della nostra artiglieria, i cui tiri meravigliosi, passando su di noi e sul lago, sostenevano la nostra avanzata in Val di Ledro.
Il 14 ottobre, nella seconda perlustrazione fatta da me, dai miei amici futuristi Boccioni e Sant'Elia e dal pittore Bucci, esplorando e occupando la trincea delle Tre Piante, constatammo con, quale gioconda disinvoltura dei giovani pittori e poeti italiani possano trasformarsi in audaci, rudi, instancabili alpini.
Durante l'avanzata, l'assalto e la presa di Dosso Casina, compiuta dai Volontari ciclisti lombardi e da un battaglione di alpini, vedemmo le truppe austriache sgominate dalla baldanza di pochi italiani diciassettenni e cinquantenni, non allenati alla guerra in montagna. Dopo aver marciato per 7 giorni in un foltissimo nebbione, con vestiti quasi estivi malgrado la temperatura di i 5 gradi sotto zero, i Volontari ciclisti pernacchiavano allegramente alle migliaia di shrapnels prodigati a loro da 5 forti austriaci. I nuovi raccoglitori di bossoli e di schegge micidiali facevano finalmente dimenticare gli stupidissimi e sentimentali raccoglitori di edelweiss.
Constatammo che degl'italiani, già operai, impiegati o borghesi sedentarii, sapevano vincere in astuzia qualsiasi pattuglia di Kaiserjagers. Constatammo che un corpo di 300 Volontari ciclisti improvvisati alpini sapeva strategicamente manovrare su per montagne ignote, con tale abilità che il nemico si credette accerchiato da migliaia d'uomini. Constatammo che uno studente italiano, trasformato in ufficiale, può comandare tutta l'artiglieria d'una zona e sfondare coi suoi tiri 6 o 7 forti austriaci, scientificamente preparati alla difesa in 20 o 30 anni. Constatammo come il popolo italiano, sotto la direzione geniale di Cadorna, abbia saputo improvvisare in pochi mesi la prima artiglieria del mondo e vincere di continuo nella più spaventosa e difficile guerra che sia mai stata combattuta. Singhiozzammo di gioia all'udire dalla viva voce di 20 o 30 giornalisti esteri, quali Jean Carrère e Serge Basset, che l'esercito capace di vincere e di avanzare sul Carso è sicuramente il primo esercito del mondo.
Dopo aver visto il popolo italiano, " il più mobile di tutti i popoli ", liberarsi futuristicamente, con una scrollata di spalle, dalla lurida vecchia camicia di forza giolittiana, vediamo ora nelle vie milanesi fervide di lavoro, come il popolo italiano, che sembrava avvelenato di pacifismo, sa guardare con fierezza questa nobile, utile e igienica profusione di sangue italiano.
Tutto questo ci conferma una volta di più che nessun popolo può uguagliare:
1. il genio creatore del popolo italiano;
2. l'elasticità improvvisatrice di cui sempre dànno prova gli italiani;
3. la forza, l'agilità e la resistenza fisica degl'italiani;
4. l'impeto, la violenza e l'accanimento con cui gl'italiani sanno combattere;
5. la pazienza, il metodo e il calcolo degl'italiani nel fare una guerra;
6. il lirismo e la nobiltà morale della Nazione italiana nel nutrirla di sangue e denaro.
Italiani!
Voi dovete costruire l'ORGOGLIO ITALIANO sulla indiscutibile superiorità del popolo italiano in tutto. Questo orgoglio fu uno dei principi essenziali dei nostri manifesti futuristi dall'origine del nostro movimento, cioè da sei anni fa, quando primi e soli (mentre l'irredentismo agonizzava e il partito Nazionalista non era ancora nato) invocammo violentemente, nei teatri e sulle piazze, la guerra come unica igiene, unica morale educatrice, unico veloce motore di progresso.
Eravamo allora sicuri di vincere l'Austria e di centuplicare il nostro valore e il nostro prestigio vincendola. Eravamo i soli convinti della prossima conflagrazione generale che tutti giudicavano impossibile, in nome di due pseudo-fatalità: lo sciopero delle Banche e lo sciopero dei proletari. Eravamo convinti che coll'Inghilterra, la Francia, la Russia, noi dovevamo utilizzare le nostre inesauribili forze di razza e il nostro genio improvvisatore, collaborando allo strangolamento del teutonismo, fatto di balordaggine medievale, di preparazione meticolosa e d'ogni pedanteria professorale.
Apparve allora il mio Monoplan du Pape, visione profetica della nostra vittoriosa guerra contro l'Austria. Infatti noi soli fummo profetici ed ispirati, perché più giovani di tutti, più poeti, più imprudenti, più lontani dalla politica opportunistica e quietista, traemmo la visione del futuro dal nostro temperamento formidabile, e pur constatando intorno a noi la vecchia mediocrità italiana, credemmo fermamente nell'avvenire grande dell'Italia, semplicemente perché noi futuristi eravamo italiani.
Italiani!
Voi dovete manifestare dovunque questo orgoglio italiano e imporlo in Italia e all'estero colla parola e colla violenza, come facemmo noi in Francia, nel Belgio, in Russia, nelle nostre numerose conferenze battagliere.
Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che non si manifesta spavaldamente orgoglioso d'essere italiano e convinto che l'Italia è destinata a dominare il mondo col genio creatore della sua arte e la potenza del suo Esercito impareggiabile.
Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la più piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia di mediocristi antimilitari (tipo Giolitti), di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, Claudio Treves, Enrico Ferri, Filippo Turati), di archeologhi, di eruditi, di poeti nostalgici, di conservatori, di musei, di albergatori, di topi di biblioteche e di città morte, tutti neutralisti e vigliacchi, che noi, primi e soli in Italia, abbiamo denunciati, vilipesi come nemici della Patria, e vanamente frustati con abbondanti e continue doccie di sputi.
Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che si nasconde sotto il suo ingegno come fa lo struzzo sotto le sue penne di lusso e non sa identificare il proprio orgoglio coll'orgoglio militare della sua razza. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che vernicia di scuse la sua viltà, dimenticando che creazione artistica è sinonimo di eroismo morale e fisico. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che, fisicamente valido, dimostrando la più assoluta assenza di valore umano, si chiude nell'arte come in un sanatorio o in un lazzaretto di colerosi e non offre la sua vita per ingigantire l'Orgoglio italiano.
Mentre altri futuristi fanno il loro dovere nell'Esercito regolare, noi futuristi volontari del Battaglione lombardo dopo essere stati semplici soldati in sei mesi di guerra, ed aver preso cogli alpini la posizione austriaca di Dosso Casina, aspettiamo ansiosamente il piacere di ritornare al fuoco in altri corpi, poiché siamo più che mai convinti che alle brevi parole devono subito seguire i pronti, fulminei e decisivi fatti.
I futuristi primi nelle piazze per esigere a pugni il nostro intervento furono primi sui campi di battaglia con moltissimi morti feriti e decorati. Fra i celebri notiamo il grande pittore scultore futurista Umberto Boccioni rivoluzionatore della plastica moderna morto d'una caduta da cavallo a Verona dopo essersi battuto come volontario ciclista trasformato in alpino a Dosso Casina (Monte Altissimo); e Sant'Elia il formidabile genio dell'architettura oggi imitato in tutto il mondo, morto con una palla in fronte guidando all'assalto i suoi soldati sul Carso.
Era stato, tre mesi prima, ferito e decorato della medaglia d'argento colla seguente motivazione:
Sotto fuoco vivissimo micidiale di fucileria nemica correva arditamente a prendere il comando del plotone bombardieri, ferito alla testa, ritornava appena medicato sulla linea per incuorare ed incitare i soldati coll'esempio e la parola a persistere nella difesa della nuova posizione raggiunta Monte Zebio. - Il 6 luglio 1916.
Il sottotenente Giovesi mi descriveva così la morte di Sant'Elia:
Ill.mo Signor Marinetti,
Ricordare quella morte è per me rinnovare un immenso strazio. Ma devo compiere la mia missione perché l'ultima volontà del buon Sant'Elia espressami il giorno avanti della splendida fine, mentre aveva sul labbro magnifico il sorriso di entusiasmo, è per me un sacro dovere. Mi perdoni solo il caro e glorioso morto se lo compio con questa povera prosa scorretta!
" Se morrò, caro Giovesi, mi ricorderai al poeta Marinetti ", e il gesto solito nell'accomodare i lunghi capelli accompagnava la parola. Poi, la sigaretta fra le labbra, continuava a tracciar linee, ad abbozzare progetti per il nuovo cimitero della nostra Brigata, quel santo luogo che doveva ospitarlo fatalmente fra i primi.
L'11 maggio 1916 mando dal fronte all'" Italia Futurista " di Firenze il Manifesto intitolato: La nuova religione - morale della velocità.
Alla battaglia del Kuk, giugno 1917, sono ferito all'inguine nell'attacco delle Case di Zagora.
Gabriele d'Annunzio mi visita all'Ospedale di Udine offrendomi un mazzo di garofani rossi.
Il futurista Manca lancia il manifesto Moltiplichiamo i Sardi, primo materiale di guerra.
Dopo Caporetto i futuristi Marinetti Mario Carli Settimelli fondano " Roma Futurista ", rivista politica che dirigono a distanza dal fronte. In tutte le città d'Italia si formarono intanto i Fasci politici futuristi che si mutarono gradualmente nei Fasci di combattimento.
Fasci politici futuristi, arditi e legionari fiumani
Fascio di Roma: futuristi Mario Carli, Fabbri, Calderini, Businelli, Scaparro, Bolzon, Enrico Rocca, Volt, Beer, Rachella, Calcaprina, Balla, Bottai, Crescenzio Fornari, Verderame, Formoso, Scambelluri, Auro d'Alba, Marchesani, Giacobbe, Santa Maria, Gino Galli, Silvio Galli, Remo Chiti.
Fascio di Milano: futuristi Marinetti, Mazza, Buzzi, Natali, Pinna, Cerati, Somenzi, Macchi, Luigi Freddi, Bontempelli, Gigli.
Fascio di Firenze: futuristi Nannetti, Settimelli, Spina, Rosai, Marasco, Gorrieri, Mainardi, Manni.
Fascio di Perugia: futuristi P. P. Carbonelli, Madia, Dottori, Presenzini-Mattoli.
Fascio di Torino: futurista Azari.
Fascio di Bologna: futurista Nanni Leone Castelli.
Fascio di Messina: futuristi Jannelli, Nicastro, Carrozza.
Fascio di Palermo: futuristi Alioto, Sortino-Bona.
Fascio di Genova: futuristi De Gasperi, Depero, Alessandro Forti, Sciaccaluga, Ferraris, Santamaria, Pellizzari, Tami, Gigli, Carlo Bruno, Guglielmino, Cavagnetto.
Fascio di Ferrara: futuristi Crepas, Gaggioli.
Fascio di Napoli: futurista P.P. Carbonelli.
Fascio di Piacenza: futurista Giuseppe Steiner.
Fascio di Stradella: futurista Masnata.
Il futurista Mario Carli fondò la prima Associazione degli Arditi a Roma.
Nella ritirata di Caporetto, col cuore triste ma non vinto, conduco i miei bombardieri, in ordine perfetto, fino al Piave. Nel greto del fiume comando una compagnia di bombardieri trasformati in fucilieri a Nervesa.
Nella trincea di Capo Sile comando una batteria di lanciabombe Stokes.
Il 15 giugno di nuovo con le bombarde a fianco della brigata Casale in Val d'Assa.
Passo nel corpo delle Automitragliatrici blindate, e, comandante della mia 74a, nella battaglia di Vittorio Veneto inseguo gli Austriaci, entrando primo ad Aviano e a Tolmezzo. Catturo due reggimenti ungheresi ad Amaro, e partecipo, nell'8a squadriglia, alla presa importantissima di un comandante di corpo d'armata austriaco.
Tornato a Milano, riprendo la lotta futurista con discorsi, pugilati e legnate per la Dalmazia. Impongo con Ferruccio Vecchi la prima glorificazione di Vittorio Veneto in Piazza del Duomo, parlando dall'alto del monumento mentre gli altri cazzottano, cazzottando mentre gli altri parlano. Sono a Roma, a Milano, Napoli, Genova, Torino, dovunque occorrono argomenti futuristi.
La Sezione milanese dell'Associazione degli Arditi viene fondata (1919) nel mio appartamento (Casa Rossa - Corso Venezia 61) a Milano.
L'aviatore futurista Azari inventa il Teatro aereo con dei primi esperimenti di voli dialogati e danze aeree nel cielo di Busto Arsizio.
Il Fascismo e il discorso di Milano
Grazie all'intervento editoriale di Umberto Notari, Patriota geniale e tenace, venne fondato il giornale " L'Ardito ", diretto da Ferruccio Vecchi e dal futurista Mario Carli. Con Settimelli e altri miei amici futuristi fischiai locomotivamente la buffa apoteosi del rinunciatarismo al Teatro della Scala, e silurai personalmente, quella sera, il discorso piagnucoloso di Bissolati, con un Aaaamen! ironico, che tolse la parola all'oratore, rovesciando tutto in un caos di cazzotti italiani.
Il futurista Armando Mazza fondò a Milano il primo giornale antibolscevico " I nemici d'Italia ". I futuristi bolognesi fondarono il giornale "L'Assalto ".
Il Fascismo nato subito dopo Vittorio Veneto aveva per nucleo l'antica forte minoranza interventista che aveva voluta e imposta la guerra; nucleo formato da elementi rivoluzionari diversissimi: ex socialisti patrioti, poeti e artisti futuristi, sindacalisti, anarchici, repubblicani e giovani monarchici.
Questa minoranza si ricompose e si rinvigorì dopo la vittoria, per difendere l'esercito vittorioso e la vittoria stessa contro il contrattacco scatenato dai socialisti. Questi, inferociti dal non aver potuto impedire la guerra e dal vederla realizzata gloriosamente, vollero sfruttare a scopi elettorali tutte le inevitabili delusioni e tutti i disagi del dopoguerra. Scatenarono perciò nel Paese una campagna accanita contro gli interventisti, accusandoli di tutti i guai che l'Italia attraversava. Questa campagna, favorita dalle ambizioni demagogiche di Nitti, giunse a tale grado d'impudenza da rendere veramente difficile e indecorosa la vita dei combattenti, dei medagliati, dei mutilati e dei volontari in genere. Venne quasi proibita qualsiasi celebrazione della Vittoria. Intanto, si sviluppava in Italia una scioperomania tremenda, che annientava a poco a poco le migliori industrie italiane. Continue minacce di rivoluzione e imposizioni continue di salari eccessivi.
Contro tutto ciò, combatteva accanitamente il Fascismo con i suoi fasci di combattimento capeggiati da Mussolini. - Nel Fascismo lottavano allora i futuristi Marinetti, Mario Carli, Settimelli, Nannetti, Gorrieri, Armando Mazza, il capitano degli Arditi Ferruccio Vecchi.
All'Adunata dei Fasci F. T. Marinetti prospetta la situazione ed ammonisce di non perdersi in vane Accademie. Bisogna, dice, guardare in faccia coraggiosamente la situazione di fatto che si può determinare da un momento all'altro nel paese. Il partito socialista tenta di sferrare un assalto con tutti i rancori delle folle operaie contro il resto della nazione: quale contegno dovremo assumere di fronte ad esse che noi sappiamo fondamentalmente buone e che abbiamo apprezzate molte volte nelle trincee? Possiamo assumerci il compito di contenere o arrestare questo movimento che se pure orientato verso obliqui obbiettivi e diretto da uomini spregevoli è determinato da una maggiore giustizia sociale?
Possiamo assumerci le responsabilità e gli errori delle classi dirigenti? No! assolutamente no!
L'oratore, applaudito, sostiene il dovere per tutti gli uomini che non hanno paura della parola "rivoluzione" di confondersi con la folla per strapparla ai cattivi pastori e dirigerla verso nuove forme di governo più libere e moderne.
Dopo un rilievo sul bolscevismo la cui parola non lo spaventa e nel quale le folle riassumono tutte le loro sofferenze e delusioni, conclude con grande impeto invitando gli italiani di volontà e di fede a tutto osare. (Grandi applausi)
Il capitano Carli di Roma pronunzia un ottimo discorso di consenso a quanto ha detto F. T. Marinetti e porta l'adesione di undici fasci futuristi italiani.
Si voleva imporre una rivoluzione patriottica di combattenti. E perciò ci si oppose a revolverate, nella Piazza del Duomo di Milano, il 15 aprile 1919, al primo tentativo insurrezionale dei socialisti.