Edoardo

da Mondo Beat
n. 0 - 15 novembre 1966

Pochissimi romanzi e molti codici di azione. Poca cultura e troppi vaniloqui. Troppe tavole rotonde, troppi coktails per lanciare prodotti destinati alla più rapida usura. Parliamoci chiaro una volta per sempre: se si vuole avere una letteratura viva, bisogna far parlare i vivi, e non chi da tempo manca delle più elementari parole per essere inserito in un discorso contingente, inerente ai fenomeni più vivi del mondo che così rapidamente muta. Bisogna creare spazio per le nuove idee, per la nuova generazione italiana che finalmente così poco si discosta da quelle europee. Basta con i romanzi sulla Resistenza: se essi vogliono cittadinanza, cerchino una continuità tra questo mondo e quello di cui parlano; basta con la nevrosi sessuale di Moravia, con le ossessioni intellettualizzanti di Landolfi, con i fatti personali di Pasolini, con la memoria proustiana della miriade di scrittori che all'infuori dei fatti personali niente altro ricordano. Il linguaggio letterario esige uno svecchiamento, e nello stesso tempo un adeguamento alla realtà. Esige soprattutto un poco di silenzio.